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Qual è il progetto che ha messo a punto la sua società VGM Patent?
La VGM Patent è una società di recente costituzione per la gestione di progetti di innovazione chimica e meccanica. Al momento possiede tre brevetti di innovazione industriale, uno dei quali, che produce nuovi materiali a base legno/polimero e sta ottenendo un interesse crescente. Il motivo di questo interesse è dovuto al fatto di avere suggerito una soluzione per il recupero e riutilizzo della plastica post consumo, che all’interno di questa nuova tecnologia, potrebbe trovare un utile impiego per la produzione di importanti manufatti, quali ad esempio i pannelli di truciolato. La plastica andrebbe a sostituire la formaldeide, il collante attualmente impiegato per tenere insieme il legno.
Con la vostra tecnologia, si potrebbe sostituire la formaldeide nella produzione dei pannelli di truciolato. Questo comporterebbe di risparmiare tonnellate di metano per la produzione di formaldeide, ma consentirebbe anche di utilizzare la plastica post consumo, cioè la plastica che al momento viene raccolta ma non viene riciclata. Una plastica non riutilizzabile in altra maniera, un grande costo per l’ambiente. Inoltre è riutilizzabile anche lo scarto del legno…. Insomma sarebbe un progetto che risponde a tutti i paradigmi dell’economia circolare.
Esattamente. Ogni persona sensibile è consapevole di quanto grave sia il problema dell’inquinamento, anche quando questo è dovuto a un materiale “inerte” come la plastica. Tutti sono a conoscenza dei costi economici e ambientali dell’eccessivo sfruttamento delle risorse fossili. Apertissima è la discussione sui gas serra e le variazioni climatiche. L’economia circolare è da ritenersi un comportamento virtuoso rispetto a questi temi. Ma l’economia circolare non si crea dal nulla, non preesiste ai fenomeni. Tutti la vorremmo, ma non sempre è possibile applicarla, e non per pigrizia o avidità, ma per il semplice fatto che, per molti materiali come le plastiche residuali, non esiste il modo per realizzare un ciclo virtuoso di riutilizzo. Dati alla mano, la nostra proposta declina bene un sistema a economia circolare per la plastica residuale.
Ci fa capire quanto la vostra innovazione possa impattare con l’ambiente? Ad esempio, quanta plastica riusciremmo a recuperare? Con una produzione industriale dei vostri pannelli, si risolverebbe il problema dello smaltimento di milioni di tonnellate di plastica…
I numeri annoiano ma non mentono e nella mia professione i numeri sono pilastri. Prendiamo 1000 kg di pannello, allora 800 kg sarà il legno e 200 kg il polimero (plastica anche mix) che farà da collante. Prendiamo la produzione italiana di pannelli che vale, per ordine di misura 4.000.000 metri cubi a cui associamo circa 200.000 ton di formaldeide, e il calcolo è fatto. Se mai la produzione italiana si basasse su questa nuova tecnologia si può calcolare che necessiterebbe di almeno 200.000 ton/anno di approvvigionamento, plastica sottratta e contestualmente si potrebbe evitare di produrre l’equivalente di formaldeide, che si ottiene per ossidazione del metano.
(Dati tratti da xylon.it – Per approfondimento: http://federchimicaold.federchimica.it/docs/default-source/assemblea-2016/brochure/monografia-formaldeide.pdf).
Come è nata l’idea?
Il lavoro di ricerca dura ormai da almeno cinque anni nel campo degli adesivi a base naturale per legno, nel corso di queste sperimentazioni, potrei dire in modo inaspettato, ho potuto osservare un comportamento anomalo di un campione in preparazione. Per farla breve, ma breve non è stato, in seguito a questo fenomeno è stato possibile mettere a punto un’innovativa tecnologia per l’utilizzo dei polimeri termoplastici in funzione di adesivo sui materiali lignei. La messa a punto dell’invenzione ha richiesto del tempo, ma ci ha permesso di coniugare i termini dell’innovazione ai potenziali processi industriali di interesse e ne è emerso che, se questa tecnologia fosse applicata -per esempio alla produzione dei pannelli di truciolato- sarebbe possibile, utilizzare il polimero termoplastico in sostituzione delle resine a base urea e formaldeide. Inoltre la selezione del polimero da utilizzare in questo processo può essere effettuata in una vastissima gamma di soluzioni, così in purezza, ma anche in miscela, come le plastiche residuali post consumo.
Come fa la plastica a diventare un collante per truciolato?
In verità la plastica è già oggi un collante e può essere usata per produrre pannelli. La letteratura accademica e non ci riporta una amplissima bibliografia sull’argomento. Purtroppo alla luce delle attuali conoscenze, questo processo è ritenuto non molto efficace e poco economico. Circa otto anni fa un’importante ditta tedesca che produce impianti per pannello ha fatto una sperimentazione fino a livello di scala industriale, ma per una serie di difficoltà tecniche ha ritenuto che il processo, per quanto interessante, non fosse trasferibile agli impianti di produzione. Per quanto riguarda la nostra invenzione -di cui non posso darle le formule, in quanto parte del processo è tutt’ora sotto procedura di brevetto- posso però dirle che si basa su un’innovativa teoria, tecnica e procedura di esecuzione. Infatti, a titolo di esempio, sappia che se la tecnica nota della ditta tedesca ha prodotto un pannello al 35% di polimero puro per poi scartarlo, noi otteniamo lo stesso pannello al 14% e lo teniamo; ma abbiamo ottenuto una lunga serie di vantaggi, dalla densità del prodotto alle caratteristiche tecniche.
Quindi a questa tecnologia ci avevano già lavorato altri chimici e ricercatori? In che modo la vostra idea è innovativa?
A memoria le posso citare l’università di Pechino, quella di Copenhagen, ma anche Kyoto, Washington, Tolosa, probabilmente qualche centinaio di ricercatori in tutto il mondo ha operato e opera sull’argomento. Mi prendo la responsabilità di dire che restando nel solco delle conoscenze note, il pannello di legno polimero non si può realizzare. La nostra idea è innovativa perché non è mai stata né descritta né tantomeno applicata. Il procedimento di brevettazione internazionale è in corso d’opera.
Qualora il percorso andasse a buon fine, quale potrebbe essere l’impatto sul mercato italiano? E su quelli internazionali, ci avete pensato?
Il processo di brevettazione è solo un passaggio della tutela dell’invenzione, non è l’invenzione, la quale può essere meglio tutelata con la segretezza, ma anche con altri metodi.
Quello che le posso dire è che, a prescindere dai tempi e dalla modalità con cui si raggiungeranno gli obiettivi di brevettazione, comunque noi abbiamo descritto e sperimentato una tecnica che se applicata diffusamente avrà impatti notevoli sull’economia di alcuni settori industriali. Non bisogna dimenticare l’impatto certamente positivo sull’economia delle plastiche, che non sarebbero più un eco-problema, entrando in un ciclo virtuoso di economia circolare.
Per quanto riguarda la situazione internazionale penso che l’Italia sia un paese a economia evoluta le cui politiche economiche e ambientali sono in tutto e per tutto sovrapponibili a quelle di altri paesi simili, stessi problemi, stesse soluzioni.
Il vostro progetto è uno dei vincitori della Call for Ideas “Alla ricerca della plastica perduta” di Corepla. Il consorzio che ricicla imballaggi in Plastica. Anche Rilegno, il consorzio che ricicla gli scarti lignei si è detto molto interessato alla vostra innovazione. Nel vostro premio c’è anche una campagna di Crowdfunding. Perché una persona dovrebbe sostenervi? Dal crowdfunding in poi quali sono i prossimi passaggi?
Un grazie speciale a Corepla che ha saputo ascoltare il nostro appello. Un grazie anche a Rilegno per le gentili parole. Ora è necessario passare dalle parole ai fatti. La plastica perduta è stata ritrovata, e l’abbiamo riportata a casa, mi conceda una battuta.
Una persona che volesse sostenere il crowdfunding potrebbe sostenerci anche con una piccola donazione per molti motivi, in primis contribuire alla nostra “rivoluzione”. Queste parole le riprendo da una dichiarazione del Presidente Semeraro che ha dichiarato: “Se fosse vero sarebbe una rivoluzione!”.
Il principale motivo per sostenerci è quello di lavorare insieme per risolvere un problema ambientale, è la rivoluzione della coscienza etico-sociale.
Per far sì che si realizzi in Italia è necessario procedere ad una serie di passaggi operativi che prevedono nello specifico: costituzione di un laboratorio autonomo in grado di operare il passaggio dalle nozioni dell’invenzione alle procedure applicative; realizzazione di una produzione pilota; estendere la tecnologia agli impianti esistenti. Per far questo serve la fattiva partecipazione non solo dei consorzi, ma di tutte le imprese associate. Se così fosse, allora il futuro Presidente potrà tra qualche anno dire: “È stata una rivoluzione!”

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